Dal sabato che precede il giovedì grasso al mercoledì delle Ceneri
tipologia:
Carnevale
città/comune:
Muggiaprovincia:
Triestetelefono:
040330616sito web:
www.carnevaldemuja.comper informazioni:
Associazione Carnevale Muggesano
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Il "Carnevale Muggesano" trova le proprie lontane origini nella più classica tradizione veneziana con influssi della penisola istriana.
Cronologicamente troviamo l'usanza della "CACCIA AL TORO" che risale ad un conflitto del 1162 tra Aquileia (in mano a Voldarico ricco feudatario di origini germanica - longobarda) e Grado (in mano alla Serenissima). Il doge Vitale Michiel II° piegò Voldarico e per punizione gli impose di inviare a Venezia, ogni anno, il Giovedì Grasso ricorrenza della resa, di un toro e dodici porci a titolo riparatore.
Il "Carnevale Muggesano" ha una tradizione secolare da sempre sostenuta dalle autorità cittadine. Infatti già nel 1420 si sovvenzionavano quelle "società", che ora chiameremo compagnie, con un ducato se avessero speso almeno il triplo per i musicanti (gli attuali complessi bandistici).
Un'altra usanza del "Carnevale Muggesano" è il "BALLO DELLA VERDURA". Il primo a lasciarcene una puntualissima descrizione è stato, nel 1611, Nicolò Manzuoli nel volume "Nuova descrittione della Provincia dell'Istria", Il Ballo della verdura si svolgeva originariamente il Martedì Grasso nella piazza "Granda" (attuale piazza Marconi). Nel 1981 è stato ripreso e riproposto da un gruppo di ballerini in rappresentanza delle compagnie del "Carnevale Muggesano", il Giovedì Grasso, a suggello dell'apertura ufficiale di ogni edizione del "Carnevale Muggesano". Un'altra usanza storica del "Carnevale Muggesano" è "L'ASTA DEL PORCO DI S. ANTONIO" ne parla Alfieri Serri in un volume celebrativo del "20° Carnevale Muggesano" nel 1973: ... "il campanaro della chiesa di Sant'Antonio Abate di Muggia (ora demolita) protettore del "Mal degli Ardenti" che il popolo chiamò "Fuoco di Sant'Antonio", acquistava il 6 dicembre un porcellino al quale veniva mozzata un'orecchia e bipartita l'altra a titolo di riconoscimento. Munito d'una campanella al collo il maialetto girava libero per le contrade, affettuosamente protetto dal popolo che a turno provvedeva a nutrirlo ... fino al fatale giovedì grasso ... quando veniva ucciso e messo all'asta sulla piazza principale" ... , con il ricavato della vendita si acquistavano ceri da donare a Sant'Antonio.
stralci da http://www.carnevaldemuja.com/storia
Cronologicamente troviamo l'usanza della "CACCIA AL TORO" che risale ad un conflitto del 1162 tra Aquileia (in mano a Voldarico ricco feudatario di origini germanica - longobarda) e Grado (in mano alla Serenissima). Il doge Vitale Michiel II° piegò Voldarico e per punizione gli impose di inviare a Venezia, ogni anno, il Giovedì Grasso ricorrenza della resa, di un toro e dodici porci a titolo riparatore.
Il "Carnevale Muggesano" ha una tradizione secolare da sempre sostenuta dalle autorità cittadine. Infatti già nel 1420 si sovvenzionavano quelle "società", che ora chiameremo compagnie, con un ducato se avessero speso almeno il triplo per i musicanti (gli attuali complessi bandistici).
Un'altra usanza del "Carnevale Muggesano" è il "BALLO DELLA VERDURA". Il primo a lasciarcene una puntualissima descrizione è stato, nel 1611, Nicolò Manzuoli nel volume "Nuova descrittione della Provincia dell'Istria", Il Ballo della verdura si svolgeva originariamente il Martedì Grasso nella piazza "Granda" (attuale piazza Marconi). Nel 1981 è stato ripreso e riproposto da un gruppo di ballerini in rappresentanza delle compagnie del "Carnevale Muggesano", il Giovedì Grasso, a suggello dell'apertura ufficiale di ogni edizione del "Carnevale Muggesano". Un'altra usanza storica del "Carnevale Muggesano" è "L'ASTA DEL PORCO DI S. ANTONIO" ne parla Alfieri Serri in un volume celebrativo del "20° Carnevale Muggesano" nel 1973: ... "il campanaro della chiesa di Sant'Antonio Abate di Muggia (ora demolita) protettore del "Mal degli Ardenti" che il popolo chiamò "Fuoco di Sant'Antonio", acquistava il 6 dicembre un porcellino al quale veniva mozzata un'orecchia e bipartita l'altra a titolo di riconoscimento. Munito d'una campanella al collo il maialetto girava libero per le contrade, affettuosamente protetto dal popolo che a turno provvedeva a nutrirlo ... fino al fatale giovedì grasso ... quando veniva ucciso e messo all'asta sulla piazza principale" ... , con il ricavato della vendita si acquistavano ceri da donare a Sant'Antonio.
stralci da http://www.carnevaldemuja.com/storia
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