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L’OCA E IL VIN NOVELLO
Ovvero una Grande festa di Paese che conta 20 anni di successi


Quale sposalizio migliore di quello tra la carne dell’oca matura, cotta come si deve, e un vinello giovane e brioso.
Ecco quindi che, a Lavariano, dopo il formaggio della locale Latteria, che vanta riconoscimenti da ogni dove, di prepotenza, ed accompagnata da iniziative per renderla sempre più famosa, l’oca, animale importante per l’economia di un tempo, e regina delle tavole della civiltà rurale, si ripropone, o meglio si afferma, con grande entusiasmo, da oramai un ventennio, e delizia i palati degli intenditori prestandosi ad essere trasformata con fantasia.
Sembra l’altro ieri quando, nel lontano 1986, Dante Bernardis, il Cantore dell’Oca di Lavariano, mi inviò, la ricetta “ LA VIARTE, LA PRIMAVERA” (Crespelle con le carni d’oca e “sclopit”) pubblicata sul mio primo libro riguardante l’oca.
In effetti, da allora, sono trascorse molte stagioni, e per l’Oca di Lavariano c’è sempre la buona stagione, lo dimostra l’impegno assunto dall’intera Comunità che, in autunno per le prime brume, festeggia l’oca, animale menzionato già da Strabone nei suoi scritti su Aquileia durante il periodo della Pax Augustea, quando gli allevatori di oche (Anserarii) e i loro schiavi vivevano una buona economia vendendo il fegato (ficatum) preludio del francese “Foye Gras” delle oche ingrassate con fichi secchi alle mense dei nobili dell’antica Roma.


Maestro di Cucina Gemano Pontoni





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