Blave di Mortean, Farina di mais "Blave di Mortean"
È farina da polenta ottenuta da varietà autoctone di mais coltivato, secondo un regolamento produttivo codificato, in terreni irrigui del comune dì Mortegliano. A granella gialla o bianca o rossa, le pannocchie vengono raccolte intere e selezionate manualmente.
Storie di Mais e Polente All'origine c'è il granoturco, detto anche frumentone, granone, mais, melga, sorgoturco, meliga, che in friulano diventa blave, sarturc, sorcturc, dove "turco" sta per prodotto straniero.
Importato dall'America con il secondo viaggio di Colombo, restò a lungo relegato negli orti botanici e nei giardini dei nobili. In Italia, i primi esperimenti di coltivazione risalgono al 1550 nel Polesine e nel Basso Veronese, nel 1620 era presente nei mercati di Udine. La pianta, annua, ha culmi eretti (giovanissmi, cotti in acqua salata sono gustosi), infiorescenze maschili all'apice, infiorescenze femminili laterali avvolte in grandi brattee ("pannocchie") con stimmi formanti un lungo pennacchio ("barbe"). Il frutto è la cariosside, ed in ogni "pannocchia" ce ne sono da 700 a 1000. I chicchi, tostati, danno un infuso simile a quello del caffè, rinfrescante e lassativo. In fitoterapia si usano le "barbe" perché diuretiche, sedative delle vie urinarie, depurative, ipotensive, antinfiammatorie e sudorifere. Il granoturco possiede vitamina PP non utilizzabile dal nostro organismo e, infatti, mangiando solo polenta si finiva con soffrire di pellagra. Però la storia della polenta non comincia con il mais. Di polente - le latine pultes - ne preparavano anche i romani usando la spelta, e se erano condite venivano chiamate pultes iulianae, il che la dice lunga sul legame che intercorre tra questo piatto e questa terra. Anche in Friuli, prima del mais (e in molte zone anche dopo), la polenta si faceva con la spelta ("spelte o pire spelte) o altri cerali minori quali saggina (soròs) e grano saraceno (sarasin), Se è condita, è anche detta matufi. A seconda delle zone può variare la consistenza dì questa pietanza.
Fonte: Cibario del Friuli Venezia Giulia - Atlante dei prodotti della tradizione - ERSA, 2002.
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