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Emilia Romagna - Frutta e Conserve - Frutta fresca
Albicocca Val Santerno di Imola (Mugnèga)

Zona di produzione:
L’area interessata alla produzione comprende il comprensorio imolese e la Valle del Santerno, in particolare i comuni di Casalfiumanese, Borgo Tossignano e Fontanelice.

Descrizione:
L’albicocca è caratterizzata da un sapore dolce e delicato e dalla morbida consistenza della polpa. É un tipico frutto estivo: le prime compaiono in giugno, le più tardive in luglio-agosto. L’albicocca è molto ricca di sostanze benefiche: numerosi sali minerali (in particolare il potassio), carotene, vitamine A, PP, e B, fibre alimentari e zuccheri. Contiene anche alcuni acidi che aumentano la riserva alcalina, naturale difesa dell’organismo.

Tecniche di coltivazione:
L’albicocca Val Santerno d’Imola si coltiva dal fondovalle ad un’altitudine di circa 350 m s.l.m. Dal punto di vista climatico, tale zona presenta condizioni ottimali nelle fasi critiche di crescita e maturazione del frutto. Le estati sono calde e gli inverni rigidi; le precipitazioni sono prevalenti in autunno e minime in estate. La scarsa presenza di gelate primaverili tardive permette di evitare danni ai fiori o i frutti. Tra le varietà autoctone troviamo la Reale d’Imola o Mandorlona, la Bella d’Imola e la Precoce Cremonini o Precoce d’Imola i cui nomi denotano il legame con questa terra. Lo sviluppo di moderne tecniche di coltivazione, di difesa fitosanitaria e di potatura hanno praticamente garantito una produzione costante che può essere compromessa solo da eventi calamitosi come le gelate primaverili o le grandinate di inizio estate. La selezione varietale consente inoltre di scaglionare la raccolta in un arco di tempo che copre quasi tutto il bimestre giugno-luglio. La zona di coltivazione dell’albicocca Val Santerno d’Imola copre una superficie di 1.389 ettari per 16.000 t di produzione annuale.

Cenni Storici e Geografici:
L’albicocca, che porta un nome di origine araba (al-barquq), arriva dalla lontana Cina, in cui era conosciuta già quattromila anni fa. Attraverso il Medio Oriente giunse fino al bacino del Mediterraneo. Il comprensorio imolese, sia per vocazione che per tradizione, è l’area tipica di coltivazione dell’albicocco. La Valle del Santerno, infatti, rappresenta un decimo dei terreni italiani destinati all’albicocco, vale a dire quasi 1.500 ettari. La coltura, dapprima localizzata in pianura e negli orti imolesi che circondavano la città, venne poi estesa ai terreni collinari. Il primo impianto intensivo si fa risalire al 1870 e si trovava nel podere Vallette di Pieve Sant’Andrea, nel comune di Casalfiumanese. La coltura ha costituito e costituisce una delle principali fonti di reddito per le aziende agricole e ha senz’altro contribuito ad arginare l’esodo rurale e il conseguente degrado ambientale. L’albicocco è una pianta in grado di valorizzare al massimo i terreni marginali come, ad esempio, quelli calanchivi nel comune di Casalfiumanese.

Eventi correlati:
Sagra dell’albicocca – Casalfiumanese, prima domenica di luglio.

 

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