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Ciambella Ferrarese (Brazadela)
Dolce un tempo pasquale, tradizionale in particolare della provincia di Ferrara che ha evidenti radici comuni con la tradizione veneta e in particolare con la Brassadèla. È un dolce lievitato, cotto in forno, prodotto con farina, zucchero, uova e burro. Viene sagomato in diverse fogge, a ciambella ellittica, rotonda o a esse. Una volta cotta si presenta di colore giallo dorato alla superficie e giallo tenue, soffice, alveolato da lievitazione al taglio.
INGREDIENTI: (per 6 persone) Farina (500 g) Zucchero (200 g) Burro (150 g) Uova (2) Limone (1) Latte (q.b.) Lievito (½ bustina) Burro (35 g) per imburrare la tortiera
Lavorazione: Sciogliere il burro a bagnomaria. Togliere dal fuoco e lasciare intiepidire. Porre in una terrina il burro, le uova, lo zucchero, la scorza grattugiata di mezzo limone e mescolare aggiungendo lentamente la farina, il lievito e il latte quanto basta ad ottenere un composto omogeneo, liscio e sufficientemente morbido. Sagomare nella forma voluta. Ungere lo stampo con il burro e disporre nello stampo l’impasto. Introdurre in forno caldo a 200 °C e cuocere per 30 minuti. Lasciar raffreddare e trasferire in piatto da portata.
Note: Il termine Brazadela, deriva dal fatto che veniva infilata al braccio. I venditori ne portavano diverse al braccio, mentre i consumatori la infilavano nel braccio destro, mentre con il sinistro si versava il vino. E' una ricetta molto antica alcuni dicono risalga al XIII secolo. In passato, questo dolce, veniva fatto nelle occasioni speciali perché era sostanzioso e non vi erano soldi per comprare cioccolato o altri dolciumi.
Aneddotti derivati dal sito del Comune di Argenta: La Ciambella era il dolce delle feste. Quando mia nonna era piccola c'era l'abitudine che i bambini che facevano la Cresima dovevano ricevere in dono dalla madrina o dal padrino una pila di ciambelle. L'impasto era quasi uguale a quello di oggi solo un po' di più sodo (con meno latte) e al posto del burro si usava la strutto (grasso di maiale). Per preparare la pila di ciambelle se ne impastavano un bel po' (7 o 8 ciambelle) in ordine di grandezza. Si appoggiavano invece che negli stampi, sui coperchi delle pentole in modo che le ciambelle venissero col buco. Poi si cocevano nei grandi forni a legna dove ogni famiglia coceva il pane. Una volta cotte si appoggiavano dalla più grande alla più piccola, una sull' altra, su di un vassoio e venivano legate con un nastro. "La brazadela l'era al dolz d'il fest, al temp che mi nona l'era znina. Ai puten ch'i faseva la Cresma us regaleva, dala madrina o dal padren, un moch ad brazadeli. Al cumpost l'era quasi precis a quel d'inqùa, un po' più duren con men latt e invezi dal butir aghera al strott ( al grass dal ninen). As'in faseva sett o ott, dala piò pecula ala piò granda, al post d'la tegia is mitevan su al cverch d'il pignatt acsè la brazadela la gneva col bus. Dop as cuseva in t'un foran a legna purasè grand, quel in du ch'i parent cusavan al pan. Quand ch'ilgliera coti as pugevan dala piò granda ala piò znina, una at'ciora c'leltra in veta an cabaret e gneva lighedi con un nastar"
Fonte: http://www.comune.argenta.fe.it/territorio/ricette/curiosita.aspx
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