Verde o verdòle
Ortaggi e Conserve (Fermentati)
Trentino
Trentino
Verde o verdòle - Prodotto tipico della Regione Trentino - Categoria Ortaggi e Conserve - (Fermentati)
ZONA DI PRODUZIONE: Bassa Valsugana e Tesino
DESCRIZIONE SINTETICA DEL PRODOTTO: Cavolo cappuccio fermentato, che si presenta sotto forma di dure scagliette, dal colore bianco tendente al verde e sapore agrodolce ideale ad accompagnare, quale contorno, secondi piatti a base di polenta e carni tipiche e/o tradizionali.
METODICHE DI LAVORAZIONE E CONSERVAZIONE: Per la produzione delle "verde" o "verdòle" si utilizzano i cavoli cappuccio che vengono raccolti nel periodo compreso tra fine settembre e metà ottobre e depositati in un luogo arioso per circa una settimana. Dopo un bagno in acqua corrente, tolte le foglie più esterne rovinate dagli agenti atmosferici, i cavoli cappuccio vengono tagliati a quarti e triturati (con coltello o con un'apposita affettatrice). La sminuzzatura ottenuta viene riposta in un apposito contenitore alimentare (una volta in legno di larice) sul fondo del quale vengono, preventivamente riposte delle foglie intere del cavolo.
MATERIALI ED ATTREZZATURE UTILIZZATI PER LA PREPARAZIONE E IL CONDIZIONAMENTO: Cavoli cappuccio, sale (1 Kg ogni 100 Kg di cavoli), coltelli e/o affettatrice, contenitori alimentari a norma di legge, peso da sovrapporre al coperchio.
FRAMMENTI DI STORIA E CURIOSITÀ: Nel" Dizionario Tesino - Dialèto e dèrgo de CastèlTasin" di Attilio Bia-setto è contenuta la seguente definizione (pg. 547): «"verdòle" s.f. pl. Pietanza caratteristica della zona del Tesino preparata con le foglie esterne (cerdi) del cavolo cappuccio finemente tritate con il frandón. Vengono salate e poi pressate in un mastèlo di legno e coperte con apposite assicelle già predisposte su misura sulle quali viene messo un pesante sasso. Si lasciano macerare per un periodo di circa cinque settimane. A fermentazione avvenuta sono pronte per essere consumate sia in insalata, per meglio gustare il loro tipico sapore acidulo, sia cotte assieme ai cotechini o alle costolette di maiale insieme alla polenta.»
Fonte: Atlante de prodotti tradizionali Trentini, 2004 quarta edizione - Provincia Autonoma di Trento
ZONA DI PRODUZIONE: Bassa Valsugana e Tesino
DESCRIZIONE SINTETICA DEL PRODOTTO: Cavolo cappuccio fermentato, che si presenta sotto forma di dure scagliette, dal colore bianco tendente al verde e sapore agrodolce ideale ad accompagnare, quale contorno, secondi piatti a base di polenta e carni tipiche e/o tradizionali.
METODICHE DI LAVORAZIONE E CONSERVAZIONE: Per la produzione delle "verde" o "verdòle" si utilizzano i cavoli cappuccio che vengono raccolti nel periodo compreso tra fine settembre e metà ottobre e depositati in un luogo arioso per circa una settimana. Dopo un bagno in acqua corrente, tolte le foglie più esterne rovinate dagli agenti atmosferici, i cavoli cappuccio vengono tagliati a quarti e triturati (con coltello o con un'apposita affettatrice). La sminuzzatura ottenuta viene riposta in un apposito contenitore alimentare (una volta in legno di larice) sul fondo del quale vengono, preventivamente riposte delle foglie intere del cavolo.
MATERIALI ED ATTREZZATURE UTILIZZATI PER LA PREPARAZIONE E IL CONDIZIONAMENTO: Cavoli cappuccio, sale (1 Kg ogni 100 Kg di cavoli), coltelli e/o affettatrice, contenitori alimentari a norma di legge, peso da sovrapporre al coperchio.
FRAMMENTI DI STORIA E CURIOSITÀ: Nel" Dizionario Tesino - Dialèto e dèrgo de CastèlTasin" di Attilio Bia-setto è contenuta la seguente definizione (pg. 547): «"verdòle" s.f. pl. Pietanza caratteristica della zona del Tesino preparata con le foglie esterne (cerdi) del cavolo cappuccio finemente tritate con il frandón. Vengono salate e poi pressate in un mastèlo di legno e coperte con apposite assicelle già predisposte su misura sulle quali viene messo un pesante sasso. Si lasciano macerare per un periodo di circa cinque settimane. A fermentazione avvenuta sono pronte per essere consumate sia in insalata, per meglio gustare il loro tipico sapore acidulo, sia cotte assieme ai cotechini o alle costolette di maiale insieme alla polenta.»
Fonte: Atlante de prodotti tradizionali Trentini, 2004 quarta edizione - Provincia Autonoma di Trento