Pere antiche trentine
Frutta e Conserve (Frutta fresca)
Trentino
Trentino
Pere antiche trentine - Prodotto tipico della Regione Trentino - Categoria Frutta e Conserve - (Frutta fresca)
ZONA DI PRODUZIONE: Alta Valsugana, Valle dell'Adige, Valle di Non, Valle di Sole
DESCRIZIONE SINTETICA DEL PRODOTTO: Frutto di diverse varietà (cultivar), sia autoctone che non, provenienti dal Pirus communis ed in minima parte dal Pirus nivalis, che vengono distinte, a seconda dell'uso commestibile prevalente, in pere da tavola, pere da cuocere e pere da sidro. In dettaglio le varietà antiche trentine sono:
1. Pere da tavola:
2. Pere da cuocere:
3. Pere da sidro:
METODICHE DI LAVORAZIONE E CONSERVAZIONE: Il pero nelle zone di montagna è normalmente coltivato in terreni di medio impasto, freschi e profondi, con una buona presenza di humus, silicio-argillosi, con buona umidità, dislocati sia in fondovalle sia in media collina e in montagna, con particolare riferimento ai terreni che si trovano lungo l'asta del fiume Adige e nelle valli di Non e Sole, ad una quota fra i quattrocento ed i milletrecento metri di altitudine. Il portin-nesto più utilizzato è il "franco" ed i sesti d'impianto più utilizzati sono di m 7x7 negli impianti in cui si utilizzano le forme d'allevamento a "pieno vento" e di m 4,5x2,0 per gli impianti a "spalliera". I metodi più diffusi di coltivazione sono il convenzionale integrato ed il biologico, anche se vi sono esempi di coltivazione spontanee. Il periodo di raccolta, effettuata a mano, varia a seconda della varietà e dell'altitudine, da giugno a novembre, mentre il periodo di consumo, con la conservazione in fruttaio, va da giugno ad aprile dell'anno successivo; per quelle frigoconservate tale termine può essere protratto di parecchi mesi. Il grado zuccherino varia da 11 a 15° Brix e l'acidità da 1,3 a 3,5 g/l di acido malico, con una intensità di aromi e profumi nettamente più marcati nei frutti rispetto a quelli coltivati in pianura.
MATERIALI ED ATTREZZATURE UTILIZZATI PER LA PREPARAZIONE E IL CONDIZIONAMENTO: Attualmente per la conservazione della frutta vengono utilizzate le celle frigorifere. Esistono comunque ancora, soprattutto nelle vecchie dimore di montagna, locali seminterrati, con pavimenti in terra battuta, dove vengono conservate le varietà, come la Spadona, che richiedono un grado di umidità particolare per raggiungere la perfetta maturazione, oppure le varietà precoci.
FRAMMENTI DI STORIA E CURIOSITÀ: La presenza antica del pero in Trentino è testimoniata da numerosi esemplari plurisecolari, fra i quali, certamente il più antico, della veneranda età di circa trecentocinquanta anni, si trova nel centro storico di Sarnonico, in Alta Valle di Non, a m 970 s.l.m., della varietà "Spina Carpi", e produce regolarmente 8-10 quintali di pere all'anno.Ai tempi di Napoleone v'erano ancora numerose varietà locali, oggi quasi tutte scomparse. Si citano: bergamotte, zignole, papali, baizpier, brutte e buone, lunghe - fra le estive - e da signor, ruggini, buon cristian - fra le invernali. È comunque verso il 1870 che iniziano le coltivazioni a scopo commerciale. La produzione di pere in Valle di Non nel 1888 fu di 1.500 quintali, pari alla metà di quella delle mele. L'impulso decisivo venne però nel primo dopoguerra a partire dal 1920, con il declino definitivo della gelsicoltura. Già nel 1925 si era instaurata una florida corrente di esportazione di pere verso Svezia, Norvegia, Danimarca, Germania ed Egitto. Nel 1930 i quintali prodotti furono 35.000 nella sola Valle di Non e di 40.000 nel resto della provincia. Fra il 1930 ed il 1955 la produzione di pere raggiunse il suo apice ed in alcune annate raggiunse per quantità quella delle mele. Il declino produttivo iniziò alla fine degli anni cinquanta, quando iniziarono ad imporsi sui mercati nazionali ed esteri le produzioni delle pianure del Veneto e dell'Emilia. Nel 1969 la produzione di pere fu di 190.000 quintali in Valle di Non su un totale provinciale di 450.000. Dieci anni dopo, la produzione si era praticamente portata ai minimi attuali di circa 50.000 quintali. Da alcuni anni si è verificata una rinnovata e crescente attenzione anche nei confronti delle pere ed in particolare per quelle varietà locali ed antiche che erano state inspiegabilmente abbandonate e che sono ancora coltivate in piccoli appezzamenti familiari quali la Buona Luisa, la Coscia, la Forelle, la Olivier la de Serres, la Spadona, nonché varietà da sidro e da cuocere fra cui eccelle la Martin-sec.
Fonte: Atlante de prodotti tradizionali Trentini, 2004 quarta edizione - Provincia Autonoma di Trento
ZONA DI PRODUZIONE: Alta Valsugana, Valle dell'Adige, Valle di Non, Valle di Sole
DESCRIZIONE SINTETICA DEL PRODOTTO: Frutto di diverse varietà (cultivar), sia autoctone che non, provenienti dal Pirus communis ed in minima parte dal Pirus nivalis, che vengono distinte, a seconda dell'uso commestibile prevalente, in pere da tavola, pere da cuocere e pere da sidro. In dettaglio le varietà antiche trentine sono:
1. Pere da tavola:
2. Pere da cuocere:
3. Pere da sidro:
METODICHE DI LAVORAZIONE E CONSERVAZIONE: Il pero nelle zone di montagna è normalmente coltivato in terreni di medio impasto, freschi e profondi, con una buona presenza di humus, silicio-argillosi, con buona umidità, dislocati sia in fondovalle sia in media collina e in montagna, con particolare riferimento ai terreni che si trovano lungo l'asta del fiume Adige e nelle valli di Non e Sole, ad una quota fra i quattrocento ed i milletrecento metri di altitudine. Il portin-nesto più utilizzato è il "franco" ed i sesti d'impianto più utilizzati sono di m 7x7 negli impianti in cui si utilizzano le forme d'allevamento a "pieno vento" e di m 4,5x2,0 per gli impianti a "spalliera". I metodi più diffusi di coltivazione sono il convenzionale integrato ed il biologico, anche se vi sono esempi di coltivazione spontanee. Il periodo di raccolta, effettuata a mano, varia a seconda della varietà e dell'altitudine, da giugno a novembre, mentre il periodo di consumo, con la conservazione in fruttaio, va da giugno ad aprile dell'anno successivo; per quelle frigoconservate tale termine può essere protratto di parecchi mesi. Il grado zuccherino varia da 11 a 15° Brix e l'acidità da 1,3 a 3,5 g/l di acido malico, con una intensità di aromi e profumi nettamente più marcati nei frutti rispetto a quelli coltivati in pianura.
MATERIALI ED ATTREZZATURE UTILIZZATI PER LA PREPARAZIONE E IL CONDIZIONAMENTO: Attualmente per la conservazione della frutta vengono utilizzate le celle frigorifere. Esistono comunque ancora, soprattutto nelle vecchie dimore di montagna, locali seminterrati, con pavimenti in terra battuta, dove vengono conservate le varietà, come la Spadona, che richiedono un grado di umidità particolare per raggiungere la perfetta maturazione, oppure le varietà precoci.
FRAMMENTI DI STORIA E CURIOSITÀ: La presenza antica del pero in Trentino è testimoniata da numerosi esemplari plurisecolari, fra i quali, certamente il più antico, della veneranda età di circa trecentocinquanta anni, si trova nel centro storico di Sarnonico, in Alta Valle di Non, a m 970 s.l.m., della varietà "Spina Carpi", e produce regolarmente 8-10 quintali di pere all'anno.Ai tempi di Napoleone v'erano ancora numerose varietà locali, oggi quasi tutte scomparse. Si citano: bergamotte, zignole, papali, baizpier, brutte e buone, lunghe - fra le estive - e da signor, ruggini, buon cristian - fra le invernali. È comunque verso il 1870 che iniziano le coltivazioni a scopo commerciale. La produzione di pere in Valle di Non nel 1888 fu di 1.500 quintali, pari alla metà di quella delle mele. L'impulso decisivo venne però nel primo dopoguerra a partire dal 1920, con il declino definitivo della gelsicoltura. Già nel 1925 si era instaurata una florida corrente di esportazione di pere verso Svezia, Norvegia, Danimarca, Germania ed Egitto. Nel 1930 i quintali prodotti furono 35.000 nella sola Valle di Non e di 40.000 nel resto della provincia. Fra il 1930 ed il 1955 la produzione di pere raggiunse il suo apice ed in alcune annate raggiunse per quantità quella delle mele. Il declino produttivo iniziò alla fine degli anni cinquanta, quando iniziarono ad imporsi sui mercati nazionali ed esteri le produzioni delle pianure del Veneto e dell'Emilia. Nel 1969 la produzione di pere fu di 190.000 quintali in Valle di Non su un totale provinciale di 450.000. Dieci anni dopo, la produzione si era praticamente portata ai minimi attuali di circa 50.000 quintali. Da alcuni anni si è verificata una rinnovata e crescente attenzione anche nei confronti delle pere ed in particolare per quelle varietà locali ed antiche che erano state inspiegabilmente abbandonate e che sono ancora coltivate in piccoli appezzamenti familiari quali la Buona Luisa, la Coscia, la Forelle, la Olivier la de Serres, la Spadona, nonché varietà da sidro e da cuocere fra cui eccelle la Martin-sec.
Fonte: Atlante de prodotti tradizionali Trentini, 2004 quarta edizione - Provincia Autonoma di Trento