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PESCHE DEL CUNEESE

CARATTERISTICHE DELLE VARIETA’ LOCALI DA SALVAGUARDARE, METODICHE DI COLTIVAZIONE E/O VOCAZIONALITA’ TERRITORIALE CONSOLIDATE NEL TEMPO: Il pesco (Prunus persica Celak; Amygdalus persica Linn;Persica vulgaris Miller) è una pianta arborea che raramente supera i 4 – 5 metri di altezza. La durata della sua vita è generalmente limitata a 15 – 17 anni. I rami sono radi e divaricati, le foglie sono lanceolate, alterne, di colore verde chiaro, alla loro ascella si trovano per lo più gemme a legno semplici, doppie o triple.
Il frutto può avere la buccia (epicarpo) glabra o ricoperta da una sottile peluria; la polpa (mesocarpo) è succolenta, aderente al nocciolo nelle varietà duracine e non aderente nelle varietà spiccagnole. Il nocciolo (endocarpo) è ossificato, depresso, acuminato ad una estremità e ricoperto di solchi profondi. La mandorla è sprovvista di albume ed è formata da due cotiledoni e dall’embrione. Il frutto (pesca) può avere forma globosa, subglobosa o allungata.
Le varietà coltivate e la loro diffusione nella provincia di Cuneo si possono schematicamente rappresentare nel modo seguente:
Pesche a polpa gialla 40%;
Nettarine a polpa gialla 45%;
Pesche a polpa bianca 5%;
Nettarine a polpa bianca 5%;
Percocche 5%.
Nelle annate normali, il periodo della campagna peschicola, nella provincia di Cuneo, è compresa tra metà luglio fino alla metà di settembre. Il mercato richiede, per ogni gruppo varietale, la disponibilità di un prodotto sufficientemente omogeneo per tutta la durata del periodo di commercializzazione.
Occorre, quindi, definire una tipologia ben precisa per ciascuno dei gruppi varietali. Non essendo possibile individuare un’unica varietà, che non coprirebbe tutto l’arco della stagione, viene proposta una gamma di 4- 5 cultivar con epoca di maturazione progressiva, in grado di fornire un prodotto omogeneo dal punto di vista merceologico.
Il pesco predilige terreni leggeri, profondi e permeabili dove trova le condizioni più favorevoli di sviluppo e di produzione; va peraltro rilevato che il pesco è una pianta che, pur avendo le sue predilezioni, si adatta in tutti i terreni purché scolino bene, non siano, cioè, umidi specialmente nel sottosuolo, e purché siano sufficientemente profondi. Nel cuneese, caratterizzato da terreni abbastanza sciolti, il pesco esplica le sue caratteristiche migliori di colorazione e di tenore zuccherino. La distanza da mantenere tra una pianta e l’altra lungo il filare può variare secondo la vigoria del portainnesto, della varietà e la forma di allevamento. Vengono allevati generalmente a fusetto, ad ipsilon, ad asse colonnare e in alcuni casi ancora a vaso piemontese.
La raccolta delle pesche dev’essere fatta con la massima diligenza trattandosi di frutta delicata e facilmente deteriorabile. La maturazione può essere commerciale o fisiologica. La prima si può ritenere avvenuta quando le pesche hanno raggiunto la grossezza e la colorazione che è caratteristica della varietà, pure essendo la polpa ancora soda, resistente ai trasporti e suscettibile di raggiungere, dopo qualche giorno, benché staccata dall’albero, la completa maturazione.
La maturazione fisiologica si può ritenere avvenuta quando le pesche, oltre che ad avere raggiunta la grossezza ed il colorito proprio della varietà, presentano polpa poco consistente e sugosa.
In tutti i casi, lo stacco viene effettuato a più riprese con intervalli di due o tre giorni, perché la maturazione non avviene contemporaneamente per tutte le pesche della stessa pianta.

ZONA DI PRODUZIONE: Il pesco è molto diffuso nella provincia di Cuneo, specialmente nella fascia di terreni compresi tra il Saluzzese fino a raggiungere Cuneo capoluogo. Si riscontrano, altresì, impianti nella zona dell’albese.

MATERIALI ED ATTREZZATURE SPECIFICHE UTILIZZATE PER LA CONSERVAZIONE E/O L’IMBALLAGGIO DEL PRODOTTO ORTOFRUTTICOLO INDICATO NELLA PRESENTE SCHEDA: Le pesche raccolte vengono messe in cassoni oppure in cassette e vengono condizionate appena possibile mediante celle frigorifere atte a contenere la deteriorabilità del prodotto.
La commercializzazione viene effettuata, di norma, utilizzando cassette nuove di legno, di cartone o di plastica, mono o a due strati alveolati, con misure 30x50 cm, in modo da assicurare uno stato sufficiente di igiene.

DESCRIZIONE DEI LOCALI DI CONFEZIONAMENTO E/O DI CONSERVAZIONE: Anche con l’ausilio delle moderne tecniche di conservazione, la pesca non può sostare in magazzino per mesi, ma deve esser lavorata e consumata entro 30 o 40 giorni massimi.
I locali dove vengono effettuate le operazioni di conservazione e confezionamento rispettano le attuali normative riguardanti l’igiene degli alimenti.

DOCUMENTAZIONE ATTESTANTE LA VOCAZIONALITA’ TERRITORIALE CONSOLIDATA NEL TEMPO PER UN PERIODO NON INFERIORE AI VENTICINQUE ANNI DEL PRODOTTO ORTOFRUTTICOLO INDICATO NELLA PRESENTE SCHEDA: Il pesco si ritenne, in passato, originario della Persia, infatti, secondo Plinio e Columella, questa pianta sarebbe stata importata dai Romani, durante l’impero di Augusto, dalla Persia sua patria di origine. Vi è, però, la tendenza a credere il pesco originario della Cina. La sua introduzione in Italia sarebbe dovuta a Varrone e risalirebbe circa a 50 anni avanti Cristo.
Ad ogni modo, benché la coltura del pesco si sia diffusa da moltissimi anni, una vera importanza industriale fu assunta in tempi recenti. I peschi erano prima coltivati per lo più sparsi nei campi e negli orti e specialmente nei vigneti soprattutto per uso familiare.
In provincia di Cuneo (Circondario di Alba), la peschicoltura industriale ebbe inizio verso il 1885. In quell’anno, l’avv. Ettore Ferrio di Vezza d’Alba, preoccupato delle misere condizioni nelle quali era ridotta la viticoltura locale, a causa delle frequenti grandinate e per l’invasione della peronospora, concepì l’idea della peschicoltura specializzata a base di varietà primaticce. Impiantò, quindi, un pescheto di 70 – 80 are in prossimità del Capoluogo, con predominio di Amsden e Rossa di Maggio di Brig. I risultati furono così soddisfacenti che iniziò subito un’attiva propaganda per questa coltura, distribuendo, in pari tempo, numerose gemme da innesto. Così, a poco a poco, la coltura specializzata del pesco si diffuse in breve volgere di anni nei comuni di Canale e Cornegliano, ove predominano colline costituite in gran parte da terreni Astiani formanti nello strato superiore un complesso di sabbie giallastre più o meno fini, spesso alternate a sottili strati marmosi o durissimi banchi arenacei rossastri. Negli anni ’30, la coltura dall’Albese si estese anche al comune di Bra, ed alla destra del Tanaro, nelle Langhe.

Bibliografia:
· E. Ferraris, Il pesco, G.B. Paravia & C. nel 1930, (serie Biblioteca Agricola)
· Don Giovanni Rovera, Da una selva, un borgo e un Pieve, 1981

FONTE: B.U.R. Piemonte, Supplemento al numero 23 - 6 giugno 2002

 

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