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Segnalato da:
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MELE DELLA VALSESIA
CARATTERISTICHE DELLE VARIETA’ LOCALI DA SALVAGUARDARE, METODICHE DI COLTIVAZIONE E/O VOCAZIONALITA’ TERRITORIALE CONSOLIDATE NEL TEMPO: La frutticoltura valsesiana, un tempo largamente diffusa su tutto il territorio, anche con specifici mercati stagionali, ha subito, dal dopoguerra, un notevole ridimensionamento produttivo. Non vi è stato, come in altri luoghi, l’aggiornamento varietale e, quindi, anche economico dei frutteti, con il conseguente abbandono di numerosi ettari di meleti. Ciò ha però di fatto consentito il mantenimento, sia pur in piccole quantità, di quasi tutte le vecchie varietà di mele più o meno pregiate. Sulle numerose varietà (Vitorio, Carla, Carpandù, Sunaja, Vinà, Bela d’macc, Giuda, ecc.) sono in corso studi ed approfondimenti genetici, oltre alla realizzazione di un frutteto collezione. Ciò porterà a breve ad avere dati certi sulla specificità di ciascuna varietà, soprattutto ai fini di una loro protezione e valorizzazione.
ZONA DI PRODUZIONE: La zona di produzione comprende tutti i comuni della Valsesia (Vercelli).
MATERIALI ED ATTREZZATURE SPECIFICHE UTILIZZATE PER LA CONSERVAZIONE E/O L’IMBALLAGGIO DEL PRODOTTO ORTOFRUTTICOLO INDICATO NELLA PRESENTE SCHEDA: Non si segnalano particolari attrezzature e/o materiali impiegati per la conservazione e per l’imballaggio delle cultivar di mele in oggetto.
DESCRIZIONE DEI LOCALI DI CONFEZIONAMENTO E/O DI CONSERVAZIONE: I locali dove vengono effettuate le operazioni di conservazione e confezionamento (cantine e/o magazzini ricavati da locali delle abitazioni) rispettano le attuali normative riguardanti l’igiene degli alimenti.
DOCUMENTAZIONE ATTESTANTE LA VOCAZIONALITA’ TERRITORIALE CONSOLIDATA NEL TEMPO PER UN PERIODO NON INFERIORE AI VENTICINQUE ANNI DEL PRODOTTO ORTOFRUTTICOLO INDICATO NELLA PRESENTE SCHEDA: La melicultura valsesiana ha origini antiche, legate prima ad un’economia di autoconsumo e, poi, al commercio come documentato dalla presenza sul territorio valsesiano di specifici mercati ortofrutticoli prima del 1940. Dal dopoguerra, la coltura si è progressivamente ridotta ed alcune varietà rischiano ormai l’estinzione. La modestissima produzione attuale è venduta direttamente in azienda ad amatori dei prodotti di nicchia ed ai turisti.
FONTE: B.U.R. Piemonte, Supplemento al numero 23 - 6 giugno 2002
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