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MARRONI DELLA VALLE DI SUSA

CARATTERISTICHE DELLE VARIETA’ LOCALI DA SALVAGUARDARE, METODICHE DI COLTIVAZIONE E/O VOCAZIONALITA’ TERRITORIALE
CONSOLIDATE NEL TEMPO: I “Marroni della Valle di Susa” designano il frutto delle cultivar di castagna “Marrone di San
Giorgio” (clone TO 13), “Marrone di Bruzolo” (clone TO 14) e “Marrone di Meana” (clone TO 15) coltivate nell’areale valsusino.
I “Marroni della Valle di Susa” presentano una forma ellittica-allungata, in prevalenza arrotondata, con pelosità fitta anche se non molto estesa.
La pezzatura si può definire variabile tra quella “grossa” (da 60 a 70 frutti per kg di prodotto non selezionato) e quella “medio piccola” (da 81 a 90 frutti per kg di prodotto non selezionato). La torcia del prodotto si presenta media o medio-lunga con stili disseccati, corti e di colore bruniccio. La cicatrice ilare è di forma variabile, con tendenza al rettangolare e con leggera pelosità residua al contorno. La raggiatura stellare nel prodotto non è molto estesa e presenta bordi frastagliati di colore lievemente più intenso del resto dell’ilo.
Il prodotto presenta un pericarpo di colore marrone, piuttosto chiaro, con striature più scure, frequenti, rilevate con l’interno in prevalenza leggermente peloso, l’episperma è di colore nocciola chiaro con striature più scure che si separa prevalentemente con facilità dal seme. Il seme, infine, è di colore giallo chiaro, di gradevole sapore zuccherino e con scarsa percentuale di settatura.
Le condizioni ambientali di coltura dei castagneti destinati alla produzione dei “Marroni della Valle di Susa” sono quelle tradizionali della zona, atte a conferire al prodotto che ne deriva, le specifiche caratteristiche di qualità. I sesti d’impianto e le forme di allevamento sono quelli in uso generalizzato con una densità di piante per ettaro variante da 80 a 120 piante. Le cure colturali ed i sistemi di potatura e di raccolta, in special modo per i nuovi impianti, sono atti a non modificare le caratteristiche dei frutti.
La produzione unitaria massima è di 25 quintali per ettaro di coltura specializzata.
La eventuale conservazione dei “Marroni della Valle di Susa”, al fine di dilazionarne la commercializzazione del prodotto fresco, viene effettuata secondo i metodi tradizionali.
Per i “Marroni della Valle di Susa” è stata presentata istanza di riconoscimento dell’attestazione comunitaria IGP da parte della Associazione Produttori Marroni della Valle di Susa. La comunicazione di tale richiesta è stata pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte.

ZONA DI PRODUZIONE: Il prodotto in oggetto è coltivato in tutti i comuni della Valle di Susa

MATERIALI ED ATTREZZATURE SPECIFICHE UTILIZZATE PER LA CONSERVAZIONE E/O L’IMBALLAGGIO DEL PRODOTTO ORTOFRUTTICOLO
INDICATO NELLA PRESENTE SCHEDA: Il prodotto in oggetto viene raccolto in sacchi alla rinfusa e, normalmente, viene effettuato un sommario campionamento da parte dell’acquirente-grossista. Nei magazzini dei grossisti, i Marroni
sono, poi, oggetto di particolari operazioni quali: spazzolatura, lavaggio, selezione, calibratura, curatura, asciugatura, risanamento, campionamento, immagazzinamento prima della commercializzazione. Queste azioni aumentano la possibilità di conservazione del prodotto per l’immissione sui mercati nazionali ed esteri.

DESCRIZIONE DEI LOCALI DI CONFEZIONAMENTO E/O DI CONSERVAZIONE: I locali dove vengono effettuate le operazioni di conservazione e confezionamento rispettano le attuali normative riguardanti l’igiene degli alimenti.

DOCUMENTAZIONE ATTESTANTE LA VOCAZIONALITA’ TERRITORIALE CONSOLIDATA NEL TEMPO PER UN PERIODO NON INFERIORE AI
VENTICINQUE ANNI DEL PRODOTTO ORTOFRUTTICOLO INDICATO NELLA PRESENTE SCHEDA: Nella Valle di Susa, si hanno notizie circostanziate a partire dal 1200 d.C. Tra i tanti castagneti merita di essere ricordato il “castagneretum di Templeris”, appartenente all’ordine dei Templari, situato tra i Comuni di Villarfocchiardo e San Giorio di Susa ove, ancora oggi, vi sono le più antiche ceppaie.
Per tutto il Medioevo, questi prodotti venivano chiamate “castagne”. Il nome “marrone” si diffonde più tardi, anche se è probabile che le piante fossero già di questa varietà.
Ancora sotto Carlo II, si assiste alla ripresa dell’economia e, soprattutto nella zona tra Mattie e Villarfocchiardo, la raccolta delle castagne garantiva un lavoro alquanto remunerativo, come dimostrano testimonianze storiche. Per tutto il 1700 e 1800 la castagna in Valle Susa ha continuato a costituire un’importante ed insostituibile fonte alimentare e di reddito per le popolazioni delle zone collinari e montane.
Successivamente, la coltura si diffuse mediante la promozione fatta dalle istituzioni monastiche che costituirono estesi castagneti in tutta la Valle di Susa.
I documenti che attestano la storicità del prodotto sono:
· Bollettario del “Consorzio fra i Produttori di Marroni e di Castagne” per la stagione autunnale 1896-1897.
· Lettera della “Baratti e Milano” del 12 novembre 1898.
· Lettera della Camera di Commercio ed Arti di Firenze del 6/10/1896.
· Documenti finanziari degli Stati della Monarchia piemontese, pubblicato dalle Officine Grafiche della Società Tipografico-Editrice Nazionale nel 1908.
· Lettere della “Mugolino & C” del 8/8/1897, del 31/8/1897 e del 8/10/1897.
· Lettere della “Federico Perelli” del 19/10/1897 e del 25/10/1897.
· Lettera di “Emanuel Levy” del 7/10/1907.
· Lettere della “Marrons Glacès de l’Ardeche” del 1/2/1896, e del 31/8/1899.
· Lettera della Camera di Commercio ed Arti di Torino del 16/2/1894.
· Lettere della Camera di Commercio Italiana in Parigi del 20/6/1895, del 30/9/1895 e del 12/12/1896.
· Lettera della “Marrons glacès par la Vapeur” del 28/1/1999.
· Lettere della “Antoine Decucis & A. Tirveillot” del 30/11/1897, del 3/12/1897 e del 16/12/1897.
· Lettera della “Maison Courtefois” del 11/1/1895.
· Lettera della “Maison Mazzucchi” del 5/10/1897.
· Statistica del commercio speciale di importazione e di esportazione tra la Francia e l’Italia della Camera di Commercio Italiana in Parigi del 24/7/1896.
· Documenti del “Trasporto Internazionale per Strada Ferrata” del 28/11/1896 e del 18/12/1897.

FONTE: B.U.R. Piemonte, Supplemento al numero 23 - 6 giugno 2002

 

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