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Cardo gobbo di Nizza Monferrato

Ortaggi e Conserve (Vegetali freschi)
Piemonte

Cardo gobbo di Nizza Monferrato - Prodotto tipico della Regione Piemonte - Categoria Ortaggi e Conserve - (Vegetali freschi)

CONSOLIDATE NEL TEMPO: Il cardo, ortaggio diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo, ha trovato, nell’areale della Valle Belbo, tra Nizza Monferrato e Castelnuovo Belbo, le condizioni ideali per la coltivazione. Infatti, i terreni

ZONA DI PRODUZIONE: L’area di produzione del “Cardo Gobbo di Nizza Monferrato” comprende Nizza Monferrato (Asti) ed

INDICATO NELLA PRESENTE SCHEDA: Dopo la raccolta, occorre attuare una cernita del prodotto, eliminando i cardi danneggiati o affetti da marciumi ed adottare tutti gli accorgimenti utili a preservare l’integrità e l’igiene del prodotto. Il confezionamento viene effettuato esclusivamente in cassette di legno o di plastica.

DESCRIZIONE DEI LOCALI DI CONFEZIONAMENTO E/O DI CONSERVAZIONE: La cernita avviene direttamente in campo mentre la pulitura o l’eventuale lavaggio avviene nei magazzini aziendali, tenendo presenti tutte le norme che permettono di preservare il prodotto da qualsiasi inquinamento esterno.

VENTICINQUE ANNI DEL PRODOTTO ORTOFRUTTICOLO INDICATO NELLA PRESENTE SCHEDA: Pare che le prime tracce del cardo siano state trovate in Etiopia e, poi, in Egitto. Dal Nord Africa, cardo e carciofo si sono diffusi in tutti i paesi del Mediterraneo. Il secondo è citato nei menu dei banchetti greci ed è considerato un boccone raffinato dai Romani, mentre non abbiamo notizie sulle origini dell’uso alimentare del primo. Fin da tempi antichissimi, germogli e semi di cardo servivano per produrre il caglio dei formaggi, ma bisogna attendere il Cinquecento per trovare le prime tracce
E’ finalmente nel ’700 che il “Cuoco Piemontese” cita la ricetta più classica a base di cardi: “si fa bollire dell’olio, aglio e sale, si stempera dentro delle acciughe, ed in questa salsa calda si bagna il cardo”. Questa salsa calda non è altro che la “bagna caoda”, piatto simbolo della gastronomia piemontese.

FONTE: B.U.R. Piemonte, Supplemento al numero 23 - 6 giugno 2002



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