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Albicocca tonda di Costigliole

Frutta e Conserve (Frutta fresca)
Piemonte

Albicocca tonda di Costigliole - Prodotto tipico della Regione Piemonte - Categoria Frutta e Conserve - (Frutta fresca)

CARATTERISTICHE DELLE VARIETA’ LOCALI DA SALVAGUARDARE, METODICHE DI COLTIVAZIONE E/O VOCAZIONALITA’ TERRITORIALE CONSOLIDATE NEL TEMPO: L’albicocca Tonda di Costigliole rappresenta un caso di perfetto adattamento cultivar ambiente, infatti, ha rappresentato, fin dall’inizio degli anni 80, la quasi totalità degli impianti di questo frutto nella zona in oggetto. La varietà è considerata autoctona in quanto se ne segnala la presenza nell’areale in questione, da tempo immemorabile. Si tratta di un’unica cultivar, come è stato evidenziato dai lavori svolti presso il centro di Sperimentazione Frutticoltura dell’Asprofrut a Cuneo, e, più recentemente, da una tesi di dottorato di ricerca svolta presso l’Università di Torino. La Tonda di Costigliole rappresenta un caso raro nel panorama varietale italiano. Si tratta, infatti, di una cultivar caratterizzata da un elevato grado di omozigosi, evidenziato dall’uniformità della progenie e riscontrabile nell’adozione della pratica di propagazione del seme che è ancora attualmente praticata nei frutteti familiari. Altre ragioni di carattere scientifico fanno ritenere che la sua origine sia da ricercare nelle popolazioni a frutto tondo, diffuse nella riviera ligure di ponente. Tali popolazioni sono state probabilmente introdotte nei secoli dell’espansione Araba in Europa e, quindi, farebbero capo al gruppo di specie del genere Armonica definito irano caucasico, il quale ha seguito un’evoluzione separata dal gruppo europeo. Ciò spiegherebbe, tra l’altro, sia la forma, sia le caratteristiche organolettiche che presentano un elevato tenore zuccherino e un aroma intenso.

ZONA DI PRODUZIONE: La zona di coltivazione è caratterizzata da una fascia collinare e dalla contigua pianura pedecollinare, che si estende dal Comune di Busca fino al Comune di Saluzzo, ad un’altitudine di 400 – 500 m s.l.m.

MATERIALI ED ATTREZZATURE SPECIFICHE UTILIZZATE PER LA CONSERVAZIONE E/O L’IMBALLAGGIO DEL PRODOTTO ORTOFRUTTICOLO INDICATO NELLA PRESENTE SCHEDA: Sulla base del Reg. CEE n° 23/1962, i frutti vengono suddivisi in tre categorie commerciali: Extra, I e II. Per tutte, il calibro minimo è pari a 30 mm di diametro, ma le Extra devono essere di qualità superiore, esenti da difetti di forma, colore, sviluppo e maturazione, mentre sono ammessi alcuni difetti nella I e nella II.

DESCRIZIONE DEI LOCALI DI CONFEZIONAMENTO E/O DI CONSERVAZIONE: I locali dove vengono effettuate le operazioni di conservazione e confezionamento rispettano le attuali normative riguardanti l’igiene degli alimenti.

DOCUMENTAZIONE ATTESTANTE LA VOCAZIONALITA’ TERRITORIALE CONSOLIDATA NEL TEMPO PER UN PERIODO NON INFERIORE AI VENTICINQUE ANNI DEL PRODOTTO ORTOFRUTTICOLO INDICATO NELLA PRESENTE SCHEDA: Nel saluzzese, la coltivazione dell’albicocco risale, con ogni probabilità, a molti secoli. La prima documentazione in nostro possesso è, però, relativa all’opera di Giovanni Eandi che, nel 1835, compilando la sua “Statistica della provincia di Saluzzo”, quantifica la produttività delle specie arboree da frutto che vi sono coltivate. Cita espressamente l’albicocco, distinguendo la produzione “di collina” (da 2 a 4 rubbi per pianta) da quella “di pianura” (da 3 a 6 rubbi). “I nostri agricoltori diedero assidua attenzione agli alberi da frutta, collocati in piena terra, ossia a tutto vento, e principalmente alle varietà più saporite delle pesche, degli albicocchi (…) piante queste molto numerose nei vigneti e negli alterni”.
Tornando alle attestazioni storiche, il Casalis, nel suo dizionario geografico del 1848, afferma: “Gli agricoltori delle coline saluzzesi vi coltivano con diligenza i persici, gli albicocchi, i peri, i pomi, i pruni, i ciliegi. Si vedono queste piante in gran numero negli alterni della pianura e più specialmente nei vigneti delle colline.” Per concludere, la Guida delle attività economiche della CCIAA di Cuneo, edita a Farigliano nel 1963, alla voce Costigliole afferma: “un microclima particolare protegge le colture da gelate tardive, permettendo quella dell’albicocca, pianta oltremodo sensibile (varietà detta di Costigliole)”.

FONTE: B.U.R. Piemonte, Supplemento al numero 23 - 6 giugno 2002



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