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Grana Lodigiano o Granone
Materia prima: latte di due mungiture di cui una scremata per affioramento. Alimentazione: esclusiva a fieno maggengo e trifoglio di varie qualità.
Tecnologia di lavorazione: è la stessa del grana padano, con la differenza che la massa tolta dalla caldaia non viene pressata ed il siero così rimasto incorporato darà poi origine alla lacrima. Si aggiunge anche pochissimo zafferano. Matura in 60-90 giorni.
Stagionatura: da almeno due anni fino a quattro anni. Durante questo periodo le forme vengono unte con olio di lino.
Caratteristiche del prodotto finito: peso Kg 40-50; pasta: con occhiature trasudanti grasso (la lacrima),di colore giallo carico tendente al verdognolo.
Area di produzione: Lodi, Milano, Abbiategrasso, con estensione in provincia di Pavia e Brescia.
Calendario di produzione: tutto l'anno. Eccellente era quello ottenuto in maggio-giugno.
Note: vastissima è la letteratura che rivendica al Lodigiano il primato fra tutti i formaggi grana. Già nel 1795 Francesco Molinelli presentando ai Georgofili il suo saggio "Sopra i formaggi di Toscana", ne ricordava la "corteccia rossa, simile a quella di Lodi volgarmente chiamato Parmigiano". Anche il canonico Ignazio Malenotti (Manuale del pecoraio, 1832) ricordava i "Caci lodigiani a cui si suole darsi in Italia il primato". Persino Alessandro Dumas (Grand Dictionnaire de Cuisine, 1872) alla voce parmigiano osservò che nonostante la denominazione corrente "questo formaggio non lo si fabbrica affatto a Parma, ma a Lodi e nei dintorni". E analoga contestazione pervade all'inizio degli anni Ottanta tutta la inchiesta Jacini. Nel 1980 sono state prodotte le ultime forme.
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